Ultimo Urlo - Inviato da: efisio - Sabato, 30 Mag 2015 08:52
Foto del Capitolo della Provincia Romana dei Padri Mercedari - 2015 (cliccare qui)
Vocazioni

 

Vocazione: cammina come Dio!

"Vieni...": la sequela di Cristo comincia con l'iniziativa di Cristo stesso. Gesù chiama con una esortazione breve e trasparente.
Il movimento da intraprendere è semplice: andare a Gesù. Il discepolo è coinvolto da un invito; Gesù offre la sua accoglienza; l'incontro con Dio assume tratti pienamente umani. La verità di Dio non è puro dominio del vedere e del toccare né del pensare: la conoscenza di Dio comincia dall'udire la sua voce.

"...e seguimi!": Cristo è Maestro. Seguirlo fin dall'inizio è seguire la strada della sua autorivelazione. L'identità di Gesù si svela pian piano ed il discepolo ne scopre gli elementi in un attento ed intelligente cammino di amicizia. Seguire Gesù è muoversi verso di lui, camminare dietro a lui, agire come lui. Non c'è conoscenza di Dio se non nell'esperienza di lui.

"Cammina come Dio!": questo è in sintesi l'appello di Cristo. Venire a Gesù per essere ed agire come Lui. Il sentiero che il discepolo deve percorrere verso Dio è preparato da Dio stesso, che nell'incarnazione viene all'uomo. Perciò non stanchiamoci di sognare di diventare Dio, dal momento che il sogno di Dio di diventare uomo si è già realizzato!


SE VUOI...

La vita consacrata è una realtà bella e giovane. No, non è esagerato dirlo!
Essa presenta nel mondo di oggi e di ogni tempo le realtà grandi ed eterne che Dio propone all'uomo.
Nello stesso tempo scegliere di consacrarsi in un Istituto Religioso denota creatività, coraggio, superamento dei limiti convenzionali, cuore grande, mente aperta, intuito acuto, radicalità, generosità… nei confronti di qualcosa (e Qualcuno) che si impone in modo assoluto proprio perché è in se stesso bello vero e buono.

La vocazione è un dialogo tra due libertà: quella di Dio che chiama e quella dell'uomo che risponde. L'uomo esiste perché Dio lo chiama liberamente all'esistenza e ad un progetto speciale circa la sua esistenza. Ma anche l'uomo è pienamente libero, perché Dio lo vuole responsabile, capace di dare una risposta: per questo Dio - che - chiama mette l'uomo nella condizione di decidere cosa fare del dono ricevuto in maniera libera e creativa. Si instaura così un dialogo fecondo tra Dio e l'uomo che, se ben vissuto, può portare l'essere umano ad assumere il ruolo di protagonista nel disegno di Dio.

Dio è anzitutto colui che chiama alla vita: che l'Amore all'inizio di tutto che ci fa essere chiamandoci per nome, dandoci la vita e affidandoci un progetto pensato apposta per ciascuno di noi. Perciò si può dire con Newman: "Io sono stato creato per fare o per essere qualche cosa per cui nessun altro è stato mai creato. Poco importa che io sia ricco o povero, disprezzato o stimato dagli uomini. Dio mi conosce e mi chiama per nome. In qualche modo sono tanto necessario io al mio posto, quanto un arcangelo al suo".

Il giovane religioso è testimone della gioia di vivere che gli fa ripetere continuamente quell'"Eccomi" che ha segnato gli inizi della storia personale di ciascuno. Infatti la Vita Consacrata prima è "vita" e poi è "consacrata": riconoscere ciò vuol dire aprirsi alla gratitudine e alla riconoscenza per quella vita che ogni giorno si riceve dalla propria comunità, dal lavoro umile e silenzioso di tanti fratelli e sorelle, dalla testimonianza fedele e dalla santità discreta di chi ci sta accanto.

Dal momento della nostra risposta alla chiamata iniziale del Creatore, la vita è stata un susseguirsi di tante chiamate, fino a quella che comporta un atto decisivo e misterioso: credere o non credere in Dio. Questo credere è adesione di tutto l'essere, credere-amare Dio con tutto se stessi, credere come fidarsi di Dio. La consacrazione a Dio nasce da una scelta credente ed è sorretta, provocata e anche messa in crisi da questa opzione che ci pone al cospetto del Padre come figli in attesa di una migliore comprensione di noi stessi, della storia e delle parole che Lui ci rivolge costantemente.

Come per Abramo, così anche per il giovane che vuole consacrare la sua vita a Dio la forza che spinge è quella della fiducia, dell'abbandono, del dar credito a Dio fidandosi del suo disegno che è ricco di mistero quanto d'amore. Dio chiama a salire sempre più su, a non fermarsi al dato evidente, ai passi certi, ai traguardi facili, ma a lasciare che il viaggio terreno abbia il passo dell'Eterno, e che il cuore conosca i battiti del cuore di Dio. Con Gesù siamo invitati a "camminare sulle acque" lasciando sulla barca le nostre certezze per affrontare con Lui l'instabilità l'impossibile secondo le leggi umane, ma possibile se lo sguardo è fisso su Gesù.

Colui che vuole essere amico di Dio, suo intimo passa attraverso la lotta con lui. La lotta religiosa e caratterizzata dall'incontro dal confronto tra la persona libera e Dio. E lotta tra le esigenze di un Dio che prima donna quanto puoi chiedere e la paura dell'uomo che stenta fidarsi, o tra l'amore gratuito di Dio e la pretesa dell'uomo di meritarlo questo amore. " Perdere " questa lotta vuol dire aprire la vita a orizzonti interessati, vuol dire scoprire la propria identità e le proprie potenzialità, significa pensare il proprio futuro sulla misura del progetto di Dio.

Nella vita di tutti, dalla nascita in poi, e tutto un susseguirsi di attese fino all'arrivo di un amore da ricambiare e che cambia la vita. Per molti questo si concretizza nel ragazzo/a... per il chiamato alla vita consacrata l'attesa invece continua nonostante l'incontro con il Dio-Amore scelto come l'unico della vita. Con una scelta di lui comincia l'avventura ma non si spegne tutta l'attesa, perché consacrato il chiamato ad avere in se i medesimi sentimenti del figlio: Cristo che si dona al padre e ai fratelli nell'annientamento della sua passione e nel ritrovarsi della sua risurrezione.

Il cammino vocazionale inizia il giorno in cui sappiamo rispondere al signore che chiama con le stesse parole di Pietro: "Signore, tu solo hai le parole della vita, tu solo mi puoi dire la verità, la verità di quel che io sono di quel che sono chiamato ad essere. Da chi altri potrò andare? Lasciare che sarebbe come lasciare me stesso; vivere senza te non sarebbe più vivere... " e Dio trinità il grembo che già generato, la dimora abituale, il " sito " dal quale navigare per raggiungere ogni uomo e al quale approdare per ritrovare se stessi.

È bello, non soltanto santo doveroso, donarsi a Dio ed essere del tutto fuori, lodarlo e celebrarlo, vivere insieme in nome suo e annunciare il suo nome, è bello prima ancora che caritatevole o eroico servirlo e scoprire il suo volto negli ultimi, a mare con il cuore del figlio. Questa è la mistica tipicamente giovanile: scoprire e gustare la bellezza di Dio e dell'appartenere totalmente a lui. Questo è il profumo di Cristo il profumo di una vita vinta dalla bellezza che ci permette di stare con lui perché " è bello stare qui ".

Se libertà della possibilità di realizzare la misteriosa identità Cristo-chiamato, libertà affettiva e sentirne sempre più il fascino all'attrazione irresistibile, e a mare intensamente la propria vocazione perché ciò che da verità bellezza e bontà alla propria vita. Non è libero nel cuore che va... dove lo porta il cuore, ma chi pone il suo cuore là dove il suo tesoro, ovvero nella sua identità e verità, nella vocazione che il chiamato ad amare.

Giovane, ama la tua vocazione; impara ad amare, non soltanto realizzare, il tuo ideale perché in effetti è bello, straordinariamente bello, ma se lo ami diventa anche accessibile godibile; non porre limiti al disegno di Dio su di te: egli vuole fare di te un profeta, un apostolo, un amico di Dio e dell'uomo. Dimostra gli altri che la vocazione alla vita consacrata ti rende libero, che l'essere povero-casto-obbediente aumenta gli spazi della tua realizzazione di porta la libertà di amare tutti con il cuore e la libertà di Dio.

 

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