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Sudan

Diamo una casa ai bambini-soldato del Sudan

SUDAN:
Il Progetto Redentore 2006 della Famiglia Mercedaria


Il 17 gennaio 2006, nella sala Marconi della Radio Vaticana si è svolta una  conferenza stampa, nella quale è stata presentata una iniziativa che ha fatto il giro del mondo in poche ore attraverso i canali della televisione, le stazioni radiofoniche e i giornali cattolici:   i due Ordini storicamente chiamati “redentori”, i Trinitari e i Mercedari, in stretta collaborazione intraprendono un progetto liberatore nuovo e interessante, in un paese africano minoritariamente cattolico. Infatti durante questo anno 2006 si realizzerà in Khartoum, capitale del Sudan, un centro di accoglienza per i bambini-soldato riscattati dai gruppi armati islamici, con l'obiettivo primario di restituirli alla libertà e alla possibilità di una vita nuova. Il problema dei bambini in difficoltà e schiavitù è gravissimo in quella regione.

Lo scorso 9 gennaio si è firmata in Sudan una dichiarazione di pace, dopo 21 anni di guerra civile. Il paese dopo tante lotte e devastazioni è rimasto completamente distrutto.
Mentre nel sud le varie ONG, gruppi di Cooperazione Internazionale ed altri enti si dedicano alla ricostruzione del nuovo sud del Sudan. Nel nord invece, dove si trova il numero maggiore di rifugiati ed  espatriati a causa della guerra, molti bambini, strappati dalle famiglie o rimasti orfani, sono stati arruolati dai vari gruppi di lotta, oppure venduti a "signori" arabi. Questa situazione si protrae tuttora dolorosamente. A questi bambini se ne aggiungono altri abbandonati e vaganti nelle strade, o perché non hanno più nessun parente, oppure perché vogliono rimanere nel nord sperando di potere ritrovare qualcuno della loro famiglia sopravvissuto alla guerra, alle carestie e agli eccidi.

La maggioranza di  questi  giovani è  di  religione cristiana, e per questo il governo non solo non li aiuta, ma cerca di catturarli per farli sparire o venderli di nuovo. Attraverso associazioni e iniziative come la nostra è stato possibile riscattare un buon numero di questi bambini, schiavi o recuperati dallo stato di dispersione e di abbandono. Per loro i due Ordini “redentori”, che tanto hanno lavorato nei secoli passati per la redenzione degli schiavi, hanno deciso di organizzare questa campagna e si mobilitano insieme alle rispettive famiglie carismatiche per questo centro, che sarà denominato “San Juan de Mata”, dal nome del Santo Fondatore dell’Ordine Trinitario.

La stessa ideazione del progetto è un atto di coraggio e di denuncia di fronte al mondo intero: infatti darà ufficialità alla tragica situazione di quei minori, finora inspiegabilmente misconosciuta e trascurata. Il centro di accoglienza, che possiamo definire fattoria-scuola, è destinato all'accoglienza di un numero dai 60 ai 100 bambini, ed è costituito da 4 padiglioni, dormitori con la capacità di 22-25 letti ognuno, una sala di riunioni, servizi, docce, refettorio, dispensa, cucina, i differenti uffici, le camere da letto del personale ed una infermeria. In un ambiente adatto, protetto e amorevolmente gestito, sarà possibile a quei bambini che finora hanno ingiustamente sofferto tanto, guarire le loro ferite fisiche e morali, recuperare serenità e gioia, mentre potranno conseguire, insieme agli essenziali elementi di scolarizzazione, anche la formazione professionale adeguata a praticare l'allevamento del bestiame, una delle risorse più importanti del paese.

Personale tecnico di “Solidarietà Internazionale Trinitaria” avrà il compito di curare la progettazione e la costruzione della fattoria-Scuola “San Juan de Mata”. Essi al termine dell’opera presenteranno una relazione dove sarà dettagliatamente esposto tutto quello che si sarà potuto realizzare.
I  bambini rapiti in Sudan, come è avvenuto anche in altre zone dell’Africa (Sierra Leone, ecc.) sono stati utilizzati come scudi umani, “segugi”,  schiavi sessuali e finalmente addestrati per essere soldati.

Dopo essere stati sequestrati, i bambini sono forzati a trasportare sulla testa i frutti dei saccheggi e le vettovaglie del gruppo. Camminano per giorni in mezzi alla selva, quasi senza cibo, servendo quelli che li hanno sequestrati, dormendo per terra. A quelli che non sono capaci di sopportare questo ritmo o cercano di scappare spetta la morte. Per evitare fughe è normale che i bambini li si marchi  nel petto o nelle braccia, a volte sull’inguine, specialmente le bambine, con lamette o lame di coltello, ponendovi le sigle RUF, AFRC o SLA, secondo il gruppo ribelle che li ha catturati. L'idea è che se riuscissero a scappare sarebbero facilmente riconoscibili. (Da “Caminos de Liberación, n. 26, 2005)

Tutte le Comunità Mercedarie maschili e femminili del mondo, insieme ai laici e alle laiche coinvolti nell’amore del carisma mercedario, sono invitati a collaborare attivamente a questo PROGETTO REDENTIVO 2006, consegnando le loro offerte ai religiosi delle varie comunità mercedarie oppure inviandole direttamente a:

c/c postale: 24699001    (specificare: Bambini Sudan)
intestato a:
Provincia Romana Ordine B.M.V. della Mercede
V.le Regina Margherita 66
00198 ROMA

Per  informazioni e per altre modalità di aiuto e versamenti richiedere a curiapro@tin.it  o collegarsi al sito www.mercede.it.

 

 

 

 

 

 

 

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